Chiara Camoni, La Cenere di Montelupo #9, 2017. Detail

Chiara Camoni, 'I fiori del male'

Ottobre 10, 2026-Gennaio 26, 2027 – Roma

con Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang.

La Società delle Api presenta I fiori del male, una mostra dedicata alla ricerca di Chiara Camoni, a cura di Alice Motard. Secondo progetto espositivo della Fondazione dalla sua apertura romana, la mostra prende avvio dalla collezione di Silvia Fiorucci, che segue il lavoro dell’artista fin dagli esordi e ne ha raccolto le opere nel corso degli anni. 

Il fiore è un elemento ricorrente nel lavoro di Camoni, che appare sia come motivo che come materia. Ma cosa accade quando smettiamo di considerarlo il simbolo condiviso di vita, delicatezza e bellezza? I fiori del male ne rivela un altro volto – ctonio, criptico, distruttivo, artificiale, spirituale.

La mostra non intende negare la dimensione fondamentalmente positiva del lavoro di Camoni, radicata nel rispetto per la natura, nei processi manuali e nel fare collettivo, quanto piuttosto complicarla. Ne porta alla luce il lato più oscuro, le zone d’ombra e gli spazi oltre la cornice. Perché, nelle parole di Charles Baudelaire, “la bellezza è sempre bizzarra”; è attraversata dal sordido, dal desiderio e dalla violenza, e da tutto ciò che viene abitualmente rimosso, celato o tenuto a distanza.

La mostra si apre con due disegni a matita di gigli, fiori noti per le loro proprietà tossiche, appartenenti a una serie più ampia realizzata dall’artista durante la pandemia di Covid-19. Ogni giorno, durante il primo lockdown, Camoni inviava l’immagine di uno dei suoi disegni a una cerchia di amici, tra cui Silvia Fiorucci. Di foglio in foglio, il fiore si metamorfosa. Corpi lascivi, organi sessuali, animali, volti e altri segni mimetici: le forme vegetali diventano quasi allucinatorie, come le figure che scorgiamo nelle nuvole – un motivo ricorrente nell’opera del poeta francese.

Queste forme carnali riecheggiano i fiori “malati” del suo libro, che all’epoca suscitò scandalo. Ogni sala esplora una diversa sfaccettatura di questa forza sovversiva: il fiore come veleno, come linguaggio, come gioiello, come minaccia o come apparizione. I versi del poeta scandiscono la mostra, orientandone la lettura.

In linea con l’abitudine dell’artista di accogliere altre voci all’interno della propria pratica, la mostra riunisce opere di Fantine Andrès, Maria Loboda, Marianne Marić, Vibeke Mascini, Lionel Sabatté, Adrianna Wallis e Yuyan Wang. In qualità di “contrappunti”, queste opere ampliano e acuiscono le riflessioni avviate dai lavori di Camoni.

Tutte le opere, riunite negli ambienti dello spazio di Via Gregoriana 40, entrano in dialogo con i grotteschi rinascimentali che ornano i compartimenti voltati, con i soffitti a cassettoni delle sale, con gli intarsi dei pavimenti in parquet e con i marmi presenti in tutto l’edificio. Tra il vegetale, l’animale e l’architettonico, I fiori del male propone così una lettura non manichea, inquieta e ambigua del lavoro di Chiara Camoni.

-Alice Motard

 

PUBLIC PROGRAM:

In occasione de I fiori del male, il Public Program si articolerà in tre appuntamenti che, attraverso approcci differenti, amplieranno i temi della mostra, mettendo in dialogo pratiche artistiche, ricerca, materialità e forme di immaginazione collettiva.

20 novembre — Blooming Voices: Can You Speak Flower?

Una lecture di Alexandra Midal che indagherà la relazione tra femminilità, rappresentazione floreale e forme di comunicazione non convenzionali. La lecture partirà dalla floriography, il sistema simbolico che ha trasformato fiori, bouquet e ornamenti in un codice attraverso cui esprimere sentimenti e significati in modo indiretto.

11 dicembre — Materia Sogno

Il seminario, nato a Venezia durante la Biennale, si configura come uno spazio aperto di scambio collettivo, in cui storie, letture, azioni, oggetti e pratiche differenti contribuiscono a una riflessione in divenire, concepita come un collage di contributi che si sviluppano e si sedimentano lentamente.

26 gennaio — Round and Round

Una conversazione tra Chiara Camoni e Alice Motard, seguita da un confronto con il pubblico e dall’attivazione di CircoTornio. L’incontro ripercorrerà la genesi e lo sviluppo de I fiori del male e la collaborazione tra artista e curatrice, per concludersi con la presentazione del catalogo pubblicato da NERO.

 

NOTE BIOGRAFICHE:

Portrait of Chiara Camoni, ©Camilla Maria Santini

Chiara Camoni (Piacenza, 1974) vive e lavora nelle Alpi Apuane, in Toscana. Lavora con il disegno, la stampa botanica, il video e, soprattutto la scultura, con una particolare attenzione alla ceramica. Il suo lavoro nasce spesso da processi collaborativi e pratiche di co-autorialità, che negli ultimi anni hanno preso forma attraverso Il Centro di Sperimentazione. Nel 2026, Camoni rappresenta l’Italia al Padiglione Italia della 61ª Esposizione Internazionale d’Arte – La Biennale di Venezia con il progetto Con te con tutto, a cura di Cecilia Canziani. Il suo lavoro è stato presentato in importanti istituzioni italiane e internazionali, tra cui Pirelli HangarBicocca, Milano; CAPC Musée d’art contemporain de Bordeaux; MIMA – Middlesbrough Institute of Modern Art; Museo Patio Herreriano, Valladolid; GAM, Torino; Palazzo Collicola, Spoleto, e molte altre.

Portrait of Alice Motard, @Christophe Urbain

Alice Motard è curatrice e scrittrice. Dal 2025 è membro del comitato per il sostegno all’editoria e alla ricerca nell’ambito della teoria e della critica d’arte presso il Centre national des arts plastiques (Cnap). Nel corso degli ultimi vent’anni ha ricoperto incarichi curatoriali e istituzionali nel Regno Unito e in Francia, ricoprendo successivamente i ruoli di Deputy Director e Exhibitions Organiser presso Raven Row, Londra (2008–2013), Curator presso Spike Island, Bristol (2014–2016), Chief Curator presso CAPC Musée d’art contemporain de Bordeaux (2016–2021) e Director del CEAAC, centro d’arte contemporanea di Strasburgo (2021–2026).  Ha conseguito un Master’s degree in Curating Contemporary Art presso il Royal College of Art di Londra e un Master’s degree in Art History presso l’Université Paris 1 Panthéon-Sorbonne e la Freie Universität Berlin.

Portrait of Fantine Andrès, ©Fantine Andrès

Fantine Andrès (nata nel 1983, vive e lavora a Strasburgo) ha conseguito il DNSEP presso l’École supérieure d’art et design de Saint-Étienne (ESADSE) nel 2009. La sua pratica affonda le radici nel disegno a grafite, che amplia in installazioni che incorporano ceramica, legno e vetro. Il suo lavoro esplora la mostruosità attraverso la lente della natura morta. Partendo da forme ambigue, spesso non identificabili, altera i codici visivi familiari ed esamina le norme estetiche che plasmano la nostra percezione della bellezza. Mettendo in equilibrio attrazione e repulsione, le sue opere interrogano lo sguardo collettivo di fronte a forme che oscillano tra fascinazione e rifiuto. Evocano inoltre una vanitas contemporanea, mettendo in tensione i cicli naturali con i processi di distruzione e di spreco prodotti dall’essere umano. Andrès ha partecipato a residenze in Argentina, Polonia e Messico e ha recentemente concluso una residenza presso Le Bel Ordinaire a Pau. Il suo lavoro è stato presentato a livello internazionale in mostre collettive, tra cui presso Kunsthalle Basel e Piedras Galería a Buenos Aires, oltre che in mostre personali a Strasburgo e presso il Łaźnia Centre for Contemporary Art di Danzica.

Portrait of Maria Loboda, ©Friederike Seifert

Maria Loboda (nata nel 1979, vive e lavora tra Berlino, Norimberga e Cracovia) realizza installazioni e sculture che indagano i codici culturali attraverso segni pittorici, materiali e oggetti. Il suo lavoro esamina le narrazioni storiche associate agli oggetti e le mette in relazione con interpretazioni contemporanee, seguendo il modo in cui i significati cambiano al variare dei contesti. Attingendo alla poesia, alla storia, alla semiotica e alla cultura materiale, Loboda esplora il rapporto tra linguaggio e materialità, interrogandosi su ciò che forme e simboli possono esprimere al di là delle loro interpretazioni convenzionali. Attraverso processi di decostruzione e riorganizzazione, la sua pratica è stata descritta come una forma di archeologia contemporanea, spesso rivolta alle strutture di potere attraverso una prospettiva sovversiva e critica. Loboda ha studiato alla Städelschule di Francoforte con Mark Leckey dal 2003 al 2008 ed è diventata Professor of Sculpture presso la Academy of Fine Arts Nuremberg nel 2025. Il suo lavoro è stato presentato a documenta 13 (2012), alla Taipei Biennial (2014), alla 58ª Biennale di Venezia (2019) e ad Art Basel Parcours (2022). Tra le principali mostre personali figurano Senckenberg Museum, Francoforte (2023), Ujazdowski Castle Centre for Contemporary Art, Varsavia (2019), Schirn Kunsthalle, Francoforte (2018–2019), Kunsthalle Basel (2017) e The Power Plant, Toronto (2016).

Portrait of Marianne Marić, ©Lorine Fellmann

Marianne Marić (nata nel 1982, vive e lavora tra Parigi e Strasburgo) diplomata all’École nationale supérieure d’art et de design di Nancy (2007) e al National College of Art and Design di Dublino (2009). Si  è formata al fianco di fotografi documentaristi e di moda e presso il laboratorio parigino Imaginoir. Lavorando principalmente con la fotografia analogica, la sua pratica trae ispirazione dalla pittura ed è caratterizzata da un approccio fortemente performativo. Il lavoro di Marić è stato presentato in mostre personali e collettive in Francia e a livello internazionale, tra cui recenti presentazioni presso Kunsthalle Mulhouse (2025), CEAAC, Strasburgo (2024–25), Palais de Tokyo, Parigi, e Museum of Modern Art, Varsavia (entrambe 2024), oltre che a Photo London (2022) e Paris Photo (2021). Nel 2019 è stata ospite d’onore del Festival Internacional de Fotografía de Valparaíso, in Cile. Ha svolto residenze presso la Cité internationale des arts, Parigi (2026), Tirana – Vila 31 x Art Explora, Albania (2025), e a Sarajevo, in collaborazione con la galleria Duplex100m2, in diverse occasioni tra il 2012 e il 2022. Le sue fotografie sono state pubblicate, tra gli altri, in Reporters sans frontières, artpress e The New York Times.

Portrait of Vibeke Mascini, ©Zazie Stevens

Vibeke Mascini (nata nel 1989, vive e lavora tra L’Aia e Città del Messico) diplomata alla Gerrit Rietveld Academie di Amsterdam (2013). Attraverso la scultura, l’installazione, il video e il testo, esplora come i fenomeni astratti possano essere tradotti nella dimensione sensoriale, ricercando forme di agency radicate nell’intimità. Attraverso collaborazioni a lungo termine con scienziati, ingegneri, dipendenti pubblici e musicisti, indaga l’energia elettrica come modalità per comprendere l’interconnessione e l’intreccio – tra specie, media e natura, e tra materia ed energia. È stata residente presso la Rijksakademie van beeldende kunsten, Amsterdam (2021–2023), e la Delfina Foundation, Londra (2020). Tra le recenti mostre personali figurano Hammer Projects: Vibeke Mascini, Hammer Museum, Los Angeles, Gust, Z33, Hasselt, Paesi Bassi, e Daisychain, Kasteel Wijlre Estate, Paesi Bassi (tutte 2026); Le monde est un verbe, CAPC Musée d’art contemporain de Bordeaux, Digits, Kunstenlab, Deventer, Paesi Bassi (entrambe 2025); e Alchemy of Aches, Proyectos Ultravioleta, Città del Guatemala (2023). Tra le mostre collettive figurano A World of Water, The Sainsbury Centre, Norwich, Gaia Should Be Safe, MACA, Pechino (entrambe 2025); e Songs for Tomorrowland, Biennial of Land and Environmental Art, Safien Valley (2024).

Portrait Lionel Sabatte, ©Guillaume Blot

Lionel Sabatté (nato nel 1975, vive e lavora tra Parigi e Pont-Audemer) diplomato all’École nationale supérieure des beaux-arts di Parigi (2003). Attraverso pittura, disegno, scultura e fotografia l’artista esplora le forme e le trasformazioni della materia vivente, traendo spesso ispirazione dal mondo naturale e dalla fragilità della vita. La sua pratica oscilla tra una figurazione sensibile e forme prossime all’astrazione tellurica, utilizzando materiali non convenzionali come polvere, ossidazione, pigmenti naturali e pelle morta. Nel 2025 Lionel Sabatté è stato selezionato tra i finalisti del prestigioso Prix Marcel Duchamp. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti, tra cui il Luxembourg Art Prize (2020), il Prix des Amis de la Maison Rouge e il Drawing Now Prize (entrambi 2017), e il Yishu 8 Prize di Pechino (2011). Il suo lavoro è stato presentato in numerose mostre personali in Francia e a livello internazionale, più recentemente presso Maison des arts Georges & Claude Pompidou, Cajarc (2026), Château de Chambord (2023) e MAMC+ Saint-Étienne Métropole (2021). È attualmente protagonista di una mostra personale presso il Musée de la Chasse et de la Nature, Parigi. Lionel Sabatté è rappresentato dalla galleria Ceysson & Bénétière.

Portrait of Adrianna Wallis, ©Maxime Verret

Adrianna Wallis (nata nel 1981, vive e lavora nel Vercors) diplomata alla Barcelona School of Fine Arts, nel 2020 ha co-fondato la residenza Villa Glovettes. La sua pratica, basata sugli archivi, comprende performance, scultura, installazione sonora e fotografia. Raccoglie e riattiva le storie delle persone, condivise direttamente con lei o incorporate negli oggetti, mettendole in dialogo con le esperienze intime di altre persone. Attraverso semplici e poetici atti di manipolazione e messa in scena, porta l’attenzione su ciò che passa inosservato, sull’ordinario, sul dimenticato e sul nascosto, trasformandoli in spazi di memoria e riflessione. Tra le recenti mostre personali e performance figurano Il restera la gravité, Galerie Anne-Laure Buffard, Parigi, e Les liseurs, Musée Carnavalet, Parigi (entrambe 2026); 11 petites soucoupes, Musée d’art et d’histoire du Judaïsme, Parigi (2024); e Les lettres ordinaires, Musée des Archives nationales, Parigi (2020). Attualmente partecipa a Vies minuscules, una mostra collettiva presentata dal Centre Pompidou al Panthéon di Parigi. Le sue opere sono conservate in collezioni pubbliche in Francia, tra cui FRAC Nouvelle-Aquitaine MÉCA e FRAC Grand Large, e in Spagna presso La Panera.

Portrait Yuyan Wang, ©Yuyan Wang

Yuyan Wang (nata nel 1989, vive e lavora a Parigi) è filmmaker e videoartista. I suoi lavori utilizzano materiali riciclati provenienti dal settore industriale della produzione di immagini, tracciandone la mutazione e la proliferazione all’interno dei sistemi e delle rappresentazioni digitali. Attraverso il processo di montaggio, Wang decostruisce e ricontestualizza le complesse gerarchie e i significati intrinseci dei materiali – siano essi trovati, lavorati o prodotti – sottraendo i simboli ai loro consueti percorsi di percezione e trasformandoli in esperienze sensoriali immersive. Wang ha completato gli studi all’École des Beaux-Arts de Paris nel 2016 e successivamente al Le Fresnoy – Studio national des arts contemporains nel 2022. Il suo lavoro è stato presentato alla Tate Modern, al Palais de Tokyo, all’UCCA Beijing, alla 12ª Berlin Biennale e in diversi festival, tra cui il Berlinale International Film Festival, l’International Film Festival Rotterdam, MoMa Doc Fortnight, CPH:DOX e l’European Media Art Festival, ricevendo numerosi premi. Tra le recenti mostre personali figurano Glowing, flaring, lurid, loud (2026) presso CRAC Alsace, Altkirch, Weather presso 3 bis f – Centre d’arts contemporains, Aix-en-Provence, e #1616d presso The Douglas Hyde Gallery, Dublino (entrambe 2025).